Metal Gear tra storia, mito e religione

scritto da Roberto "Otacon" Minasi

 

Che il mondo dei media sia costellato di citazioni e riferimenti alla cultura umana è un dato di fatto e non potrebbe essere altrimenti: ogni aspetto della vita può essere fonte d’ispirazione per chi crea contenuti innovativi e inediti.

Uno degli ambiti culturali che hanno influenzato e tuttora influenzano le produzioni mediali è sicuramente la religione, qui intesa come insieme di credenze piuttosto che sistema di dogmi.

Come non pensare a “L’uomo d’acciaio” interpretato da Henry Cavill nella pellicola diretta da Zack Snyder, dove l’ultimo figlio di Krypton viene accostato, neanche troppo velatamente, al figlio di Dio, ovvero Gesù Cristo? E per restare ancora in ambito fumettistico, potremmo ricordare Daredevil, l’uomo senza paura partorito da Stan Lee negli anni ’60, oppure Constantine, protagonista del fumetto Hellblazer.

 


 

Le numerose contaminazioni religiose non hanno risparmiato di certo il mondo dei videogame. Gli elementi religiosi e mitologici trovano spazio nei modi più disparati, dalla citazione alla metafora fino all’allegoria: in “Legacy of Kain: Soul Reaver”, ad esempio, il protagonista Raziel porta lo stesso nome di un arcangelo della mitologia ebraica, oppure in “Devil May Cry” troviamo Dante e Vergil che, seppur in modalità diverse rispetto a quelle descritte dal sommo poeta Alighieri nella “Divina Commedia”, vanno allegramente a spasso anche negli inferi.

La nostra storia inizia con Metal Gear Solid 3 che, a voler far noi una metafora, rappresenta quella che per i Cristiani è la Genesi. In questo capitolo si possono notare diversi riferimenti al primo libro della Bibbia. Il nome Naked Snake non si riferisce solo al fatto che Snake sia stato inviato sul campo senza attrezzatura ma anche alla condizione degli esseri umani all’inizio della Genesi: (Cap 1, v 25) “nudi e ancora puri”. Questa non è ovviamente la sola similitudine: il compito di Snake, arrivato in terra selvaggia cadendo dal cielo come “il serpente antico […] fu precipitato sulla terra” (Apocalisse 12, v. 9), è quello di mettersi in contatto con Adam ed Eva, due nomi che di sicuro suoneranno molto familiari.

 


 

All’interno di Snake Eater esistono però alcuni riferimenti che richiedono uno sforzo di “immaginazione” maggiore. Una volta sul campo di battaglia affronteremo i quattro elementi superstiti della squadra Cobra: The Pain (Il Dolore), The Fear (La Paura), The Fury (La Collera) e The End (La Fine), e ad essi vanno aggiunti The Sorrow (La Sofferenza), The Boss/The Joy (La Gioia) ed infine Volgin/Thunderbolt per giungere al complessivo numero di 7 elementi nemici. Tali numeri, 4 e 7, sono presenti in un passaggio cardine dell’Apocalisse di San Giovanni dove al capitolo 6 vengono menzionati 7 sigilli che verranno sciolti in successione:

“Quando l'Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: «Vieni». Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora.”

E qui lascio ampio spazio alla fantasia del lettore nel trovare altri elementi di collegamento con le varie religioni.

Proseguendo in tali letture si capisce che i primi 4 sigilli liberano altrettanti cavalieri (i c.d. Cavalieri dell’Apocalisse) esattamente come 4 sono gli elementi della squadra Cobra.

La figura centrale del capitolo però è quella di The Boss; se abbiamo immaginato i Cobra come i quattro cavalieri dell’apocalisse al loro comando non può esserci altro che una figura divina, partendo dal nome in codice The Joy, in perfetta antitesi rispetto alle emozioni prettamente negative del resto dei Cobra. Come già ricordato, Snake Eater è un continuo rimando al libro della Genesi e il riferimento viene reso palese durante le scene finali nelle parole affidate a EVA: “Ci hanno insegnato che la prima spia della storia è stato il serpente nel libro della Genesi, in quella storia fu Eva ad essere tentata”.

Mentre, ascoltando bene le parole che The Boss dice a Snake prima della battaglia finale scopriamo che accostare la madre delle forze speciali alla divina trinità non è poi così sbagliato:

 

“Riuscii a vedere il pianeta come appariva dallo spazio fu allora che mi fu tutto chiaro […] La terra di per sé non ha confini; niente est, ovest, niente guerra fredda” (The Boss)

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“Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona” Genesi 1, v. 10

 

Un altro importante riferimento lo si può ascoltare poco prima durante la stessa conversazione:

 

“Per questo motivo fui attratta da te, noi due siamo simili […] ti ho allevato, ti ho amato, ti ho dato le armi e fornito le conoscenze” (The Boss)

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“Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” Genesi 1, v. 26

 

Durante la stessa scena viene inserito un riferimento dai vangeli:

 

“Ho rinunciato al mio corpo e al mio bambino per il mio paese” (The Boss)

- - -

“Ma egli ha tanto amato il mondo da dare il suo unico figlio” Giovanni 3, v. 16

 

 


 

Ed infine, quando Kojima ci costrinse a premere quel dannato grilletto, nonostante la grande somiglianza alla scena della morte di Sniper Wolf esiste una grande differenza, The Boss muore con le braccia leggermente aperte, similmente a Gesù in croce.

The Phantom Pain, il titolo più atteso e controverso dell’intera saga, si presta ad un incredibile numero di letture e, anche grazie a questo, ha generato un serrato dibattito tra i fan della serie, qui divisi tra entusiasti e delusi. I riferimenti all’interno dell’ultimo MGS diretto da Hideo Kojima spaziano tra più ambiti. Il tema della lingua è centrale nel capitolo 2, anzi è il fulcro su cui si basa buona parte della trama: l’estinzione di una lingua e l’attuazione di tale piano tramite l’ausilio di esseri invisibili e del Metal Gear Sahelantropus (il più alto Mecha presente nella saga) fanno da contraltare alla storia biblica della torre di Babele citata in Genesi 11 v. 9. Tre personaggi, ovvero Skull Facem, Huey Emmerich e Quiet, presentano alcuni elementi comuni col personaggio storico di Nimrod (chiamato Nembrot nella Divina Commedia): per Skull Face, la volontà di costruire una torre per sfidare Dio (cioè l’ordine costituito) si esprime nel Sahelantropus mentre il progetto di eliminare l’inglese, la lingua franca del mondo civilizzato, è un richiamo alla punizione divina ricevuta dal genere umano (la confusione della lingua). Nimrod, esattamente come Huey, è mosso dal desiderio di elevarsi, il primo al di sopra di Dio, il secondo semplicemente sulle proprie gambe. Infine, nella sua veste dantesca, viene condannato all’ottavo cerchio dell’inferno dove è sito il “pozzo dei giganti” e la sua punizione per contrappasso è quella di essere privato dell’abilità di comunicare esattamente come accade a Quiet.

Esistono poi, sempre all’interno di TPP, diversi altri riferimenti iconici e allegorie: Eli, un giovanissimo Liquid Snake, deve il suo nome ad un famoso profeta dell’Antico Testamento la cui storia è narrata nei due libri dei Re. Il caso curioso è che Elia profetizzò in Israele nel periodo in cui su quella terra regnava Acab (o Ahab in ebraico), il quale osteggiò duramente il profeta. Elia è un personaggio religioso molto particolare che, secondo il racconto biblico, non conobbe mai la morte perché asceso direttamente al cielo: “Mentre camminavano conversando (Elia ed Eliseo, nda), ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo” (II Re cap. 2 v. 11) episodio del tutto simile ad una scena con protagonista Eli che, con l’aiuto di Mantis, fugge dalla Mother Base a bordo del Sahelantropus.

Infine vale la pena menzionare altri due elementi che potranno fornire un ponte di collegamento con i capitoli successivi: 1) Venom Snake che, subito dopo aver riportato Miller alla base, afferma “Kaz, Io sono già un demone”. 2) Sins of the Father, canzone interpretata da Donna Burke e il cui titolo (I peccati del padre) può assumere diversi significati iconici.

 


 

Metal Gear, il primo capitolo per MSX, non aveva le stesse pretese dei successori, ma ricordiamo che all’interno del teschio simbolo di Outer Heaven è ben visibile una croce uncinata. Per alcuni una svastica, per altri un richiamo al simbolo buddista cinese che indica “miriadi” o “infinito” quasi a voler indicare la moltitudine di soldati che servono sotto il comandante in capo, Venom Snake. Miriade o “Legione” è anche il nome di un Demone citato in due vangeli: “Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Legione perché siamo molti»” (Marco cap. 5 v. 9) e “Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Legione»; perché molti demòni erano entrati in lui.” (Luca cap. 8 v. 30). La figura di Legione va così in perfetta sintonia con la battuta “Kaz, io sono già un demone” ascoltata in TPP.

Metal Gear 2: Solid Snake presenta alcuni elementi che rimandano alla mitologia greca.  Solid Snake dovrà infiltrarsi a Zanzibar Land e sconfiggere Big Boss che, durante lo scontro, confiderà alla giovane recluta di Foxhound di essere il suo padre genetico. Snake porterà comunque a termine la missione uccidendo Big Boss. Il tema del parricidio è presente in molti miti, tra i quali spiccano naturalmente quello di Edipo e quello di Zeus, in entrambi i casi i protagonisti sono predestinati ad uccidere i propri genitori (Zeus ucciderà Crono ed Edipo ucciderà Laio) ma, mentre sia Zeus che Solid Snake conoscono l’identità del padre, è più facile trovare dei punti in comune con Edipo: egli infatti dopo aver ucciso Laio dovrà affrontare una gigantesca Sfinge che affligge la città di Tebe e alla fine delle proprie disavventure deciderà di ritirarsi in solitudine.

Possiamo infine giungere a Metal Gear Solid, uscito per PS1 nel 1998. Snake viene richiamato in azione per sventare un piano terroristico e viene spedito in Alaska, arcipelago Fox, isola di Shadow Moses: un nome che non può che accendere qualche lampadina. Mosè (Moses) è l’eroe biblico del libro dell’Esodo, parola greca che significa passaggio, e potrebbe metaforicamente alludere a diversi livelli di novità introdotti con questo capitolo: a livello Hardware da MSX a PS1, a livello software dal 2D al 3D, a livello spaziale in quanto a differenza degli episodi precedenti MGS uscì identico per tutto il globo e infine a livello di trama: il ruolo del cattivo non è più affidato a Big Boss, ma a Liquid Snake che più avanti scopriremo essere il fratello gemello di Solid.

Il vero nome di Snake è David che dovrebbe richiamare (insieme al vero nome di Otacon, Hal) il protagonista di 2001: Odissea nello spazio, ma è possibile collegarlo anche a Davide, secondo Re d’Israele vissuto nel decimo secolo a.C. Il legame con l’eroe delle religioni abramitiche si evince dall’episodio della sconfitta di Golia citato nel primo libro di Samuele al capitolo 17 o nella Sura al Baqara del Corano al verso 251. Un uomo solo, giunto sul campo di battaglia disarmato si ritrova a fronteggiare e sconfiggere un gigante ricoperto da una corazza di ferro. Inoltre, il rapporto esistente tra Liquid e Solid richiama il rapporto tra Caino e Abele: la rivalità, l’uccisione di uno dei due, il pagare per i peccati commessi dal padre, sono tutti elementi che accomunano i gemelli serpenti ai due fratelli biblici.

 


 

In Metal Gear Solid 2 è difficile trovare riferimenti davvero concreti alle religioni dal punto di vista della trama, molto più facile invece trovarli nei singoli personaggi a cominciare dal protagonista Raiden che, come avviene per il suo omonimo della saga Mortal Kombat, deve il suo nome al dio giapponese Raijin o Raiden-Sama. Il legame con tale figura mitologica non sarà comunque evidente fino al quarto capitolo ovvero Guns of the Patriots dove un Raiden ormai trasfigurato dimostrerà di saper utilizzare delle scariche elettriche contro alcune soldatesse Frogs ricordando le parole che un invecchiato Snake gli aveva detto poco tempo prima: “Tu sei il fulmine in quella pioggia”.  Similmente a Raiden, Vamp deriva da un personaggio storico della Romania centro-occidentale, il suo aspetto e i suoi poteri richiamano il principe Vlad III di Valacchia noto col soprannome di “Impalatore” (Tepesh) o Dracula (dal nome del suo casato).

Entrambi i personaggi ricompariranno poi in Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, ambientato nel 2014 esattamente 50 anni dopo Snake Eater. Il capitolo conclusivo per quanto profondo presenta ben pochi richiami che si possano propriamente definire religiosi, ma uno in particolare va assolutamente menzionato. Si tratta dell’epico scontro tra il Metal Gear Rex ed il Metal Gear Ray, visto in conclusione dell’atto 4.

Il Ray giunse dall’acqua, il Rex dalle viscere di Shadow Moses ed il paragone può essere tranquillamente fatto con il libro dell’Apocalisse al capitolo 13 ai versetti 1 e 11. A dirla tutta i due Mecha possono essere accostati alle bestie anche in virtù dei versi 3 e 14 “Una delle sue teste sembrò colpite a morte” ma “era stata ferita da una spada e si era riavuta”: sia Gray Fox che Raiden, abilissimi nell’utilizzo della spada, hanno combattuto rispettivamente il Rex ed il Ray che sono però tornati funzionanti proprio in questo capitolo.

Pare ovvio che molti altri riferimenti velati o meno siano presenti nella costruzione dei personaggi: Big Boss ad esempio presenta dei punti in comune con diverse personalità ed anzi le ingloba al punto tale da essere una sintesi perfetta di questi.

Fisicamente egli ha sacrificato l’occhio destro in missione, esattamente come il dio norreno Odino ha sacrificato il suo per una conoscenza più ampia, inoltre secondo alcuni studi etimologici il nome Odino deriverebbe dal proto-germanico e significherebbe “Furore”, una componente del carattere di Big Boss che sarà possibile vedere solo nei capitoli centrali della saga (MGSV, Metal Gear e Metal Gear 2: Solid Snake); che fosse proprio quella l’emozione che mancava al Naked Snake di MGS3 per entrare nei Cobra? Inoltre tale interpretazione creerebbe un legame con Raiden, che come detto prende spunto dal dio giapponese Raijin e il cui alter-ego norreno sarebbe il più famoso Thor.

 


 

Tempo fa avevamo spiegato come Solid Snake possa essere in realtà considerato il vero erede spirituale della volontà di The Boss; con qualche analogia potremmo sostenere che Raiden sia l’erede a-morale di Big Boss. Il vero nome di Big Boss è John ma viene anche chiamato, come fosse una sua controparte, Jack (quest’ultimo nome utilizzato principalmente da The Boss che conosce Big Boss più di chiunque altro). Il vero nome di Raiden è Jack (più avanti inteso come Jack the Ripper) e quello di suo figlio è John (in alcune culture come quella italiana e in alcune varianti di quella araba è tradizione dare ai propri figli i nomi dei nonni o dei parenti in linea paterna). Nella tradizione cristiana, tra i 12 apostoli di Gesù, due di loro erano fratelli ovvero Giacomo (Jack) il Maggiore e Giovanni (John) “ai quali Gesù diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono” (Vangelo di Marco cap. 3, v 17).

Tutte le similitudini e le somiglianze viste finora potrebbero essere un mucchio di semplici coincidenze o più probabilmente il frutto di una mente che lavora troppo di fantasia, eppure, alla luce di questi accostamenti, è difficile non pensare che Kojima abbia inserito volutamente molti richiami religiosi all’interno delle sue opere.

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