[Editoriale] Una sopravvivenza da Premio Oscar

Il 28 febbraio 2016, al Dolby Theatre di Los Angeles, si è tenuta l’88° edizione della cerimonia degli Oscar. Mentre il premio per il “Miglior film” è andato a Il Caso Spotlight, la “miglior regia” per il secondo anno di fila è stata aggiudicata ad Alejandro González Iñárritu per il film Revenant (Redivivo). Lo stesso film ha anche permesso a Leonardo DiCaprio, reduce da 6 nomination negli anni passati, di vincere finalmente l’oscar come “Miglior attore protagonista”.

E’ interessante far notare che la pellicola Revenant parli di vendetta, proprio come The Phantom Pain. Hugh Glass, protagonista del film interpretato da DiCaprio, viene assunto come guida per una battuta di caccia alla ricerca di pelli e pellicce nel Nord Dakota. Tutto però va storto quando il gruppo viene attaccato dagli “indiani” Arikara, venendo decimato e costretto a un lento ritorno a casa minacciato dal freddo e dalla paura di essere nuovamente circondato dai nemici. Nel frattempo Glass viene brutalmente assalito da un orso grizzly ed è ridotto in fin di vita. Non volendo sopportare il peso di un compagno quasi morto, il cacciatore Fitzgerald, interpretato da Tom Hardy, decide di abbandonarlo e in preda al suo egoismo più becero uccide il figlio di Glass, di origine “indiane”, che si stava adoperando per salvare il padre. Glass, dopo essere stato costretto a vedere la morte del figlio, viene seppellito vivo. Armato di nulla se non del desiderio di vendetta, Glass si rialza e sopravvive affrontando fame, freddo, dolore, fatica e solitudine in un percorso che lo condurrà verso il suo obiettivo.

Nell’ultimo episodio di HideoTube, Kojima si congratula con Iñárritu per gli spettacolari piano sequenza e strizza l’occhio al film trovando diverse analogie con The Phantom Pain, proprio per via del tema della vendetta.

 


 

Parlando di sopravvivenza, Kojima fa notare che la sopravvivenza di Revenant è una sopravvivenza molto cupa rispetto a quella che per esempio possiamo trovare nel film The Martian di Ridley Scott. Quest’ultimo film merita menzione, visto che questa settimana il pianeta rosso è il protagonista assoluto per via della missione europea Exomars. Non scordiamoci, tra primarie americane e candidati sindaci di Roma, che il 14 marzo 2016 è partita una sonda (dal grande contributo italiano) diretta verso Marte con lo scopo di verificare la presenza di vita presente o passata sulla superficie del pianeta, di analizzare e mappare i gas atmosferici e di dimostrare infine la possibilità di un atterraggio morbido per il rover (veicolo guidabile dall’uomo) che verrà spedito nel 2018. La pellicola di Ridley Scott ci fa un po’ sognare e immaginare il seguito di questa esplorazione spaziale che in un troppo lontano futuro vedrà per la prima volta un equipaggio umano mettere piede su Marte. Nel film, Mark Watney, interpretato da Matt Damon, viene abbandonato su Marte perché creduto morto dopo una tempesta che tra l’altro causa l’aborto della terza missione spaziale umana sul pianeta. A differenza di DiCaprio, la sopravvivenza di Damon non è condita da vendetta e clima cupo, ma dall’ottimismo più sfrenato e dall’entusiasmo di sopravvivere sul pianeta rosso in qualità del “più grande botanico che Marte abbia mai avuto”. Mentre Damon vuole tornare sulla Terra e lasciare il “pianeta rosso”, DiCaprio desidera vendetta nel "mondo blu". I protagonisti hanno motivo di sopravvivere per ragioni completamente diverse.

 


 

Il tema della sopravvivenza potrebbe anche aiutarci ad immaginare il prossimo gioco di Hideo Kojima. P.T. sarebbe stato una sorta di survival horror, magari poco “survival”, ma certamente molto “horror”. Visto però l’attuale successo di giochi sandbox survival come The Forest, Rust, DayZ, H1Z1 viene da porsi il quesito: come uscirebbe un “Open World-Survival” made by Hideo Kojima? Il game designer, tra l’altro, non ha mai nascosto la sua passione per lo spazio e l’amore per i film che hanno Stanley Kubrik (2001: Odissea nello Spazio) come maestro. Una volta su Twitter si è addirittura definito geloso della creatività artistica di Gravity e non ha dimenticato di apprezzare Interstellar e, per l’appunto, The Martian. Il nuovo logo di Kojima Productions è un teschio dentro a un elmetto/casco da astronauta e il motto del gruppo è “esplorare posti mai valicati prima”. Hideo Kojima vuol fare un gioco open world e ama lo spazio: e se il suo nuovo gioco fosse un gioco di esplorazione e sopravvivenza spaziale? Affascinato dalle ultime tecnologie di Realtà Virtuale, quest’ultime potrebbero aiutarci ad immergerci in un mondo, anzi in un universo, mai visto prima. Forse non siamo astronauti candidati a mettere piede su Marte, ma la creatività di Hideo Kojima potrebbe concederci un bel viaggio.

 

Omar "Auronno" Sabry
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Admin del sito. Il suo sogno è essere un cowboy, ma nato in tempi troppo moderni ha ripiegato su un mestiere scelto a caso. Le sue due passioni più grandi soli la grafica pubblicitaria e la divulgazione scientifica, non si sa come si è trovato a gestire un sito di Metal Gear.

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