SPECIALE. Death Stranding è Metal Gear Solid:0

PARTE 1

 

ATTENZIONE: L'articolo che state per leggere contiene una grande quantità di spoiler su tutta la saga di Metal Gear Solid e sui trailer di Death Stranding finora usciti. Se non avete ancora giocato alcuni capitoli della saga o se non volete rovinarvi la sorpresa di Death Stranding con le anticipazioni vi consigliamo di non procedere oltre.

 


 

Negli ultimi giorni ai navigatori del web non sarà sfuggita la sigla MGS: 0. Tutto nasce circa due mesi fa su youtube a causa di un video postato dall’utente TheTombPortable. Un video che dopo aver collezionato un cospicuo numero di visual (più di 275K mentre scriviamo) ha scatenato una serie di reactions che si sono propagate poi su twitter e su facebook in maniera virale. Idea centrale, perpetuata poi nei successivi video dello stesso autore è semplice: Death Stranding è in realtà Metal Gear Solid: 0. I quattro video postati dallo Youtuber hanno una durata complessiva di circa 2 ore e mezza durante le quali vengono presentate diversi indizi che suffragherebbero la tesi principale.

La fan theory nata e alimentata da questi video ha sollevato diversi dubbi, in più punti potrebbe risultare credibile o verosimile ma a quanti ci chiedono se ci sia anche solo una remota possibilità che Death Stranding sia davvero un nuovo capitolo della Metal Gear Saga possiamo rispondere solo in tre modi.

 

No. Punto.

 

No. Perché…

 

E infine

 

No. Però…

 

No. Punto. Partiamo dalla prima risposta, più semplice: Death Stranding e la Metal Gear Saga sono giochi diversi, che nascono da idee diverse e si sviluppano in maniera diversa. Le differenze fra i trailer della nuova IP di Kojima finora mostrati e la saga dei serpenti sono evidenti. Le immagini mostrate alla Gamescom del 2016, ai TGA dello stesso anno e a quelli dell’anno successivo non possono essere spiegate stavolta con un semplice “Nanomachines Son”. Il deus ex machina che ha caratterizzato Guns of the Patriots, Rising e, con i dovuti distinguo, The Phantom Pain e Survive non è affatto sufficiente per dare un senso logico alle vicissitudini di Sam/Reedus.

 

No, perché: qui entra in gioco un concetto molto chiaro e difficilmente opinabile. I più accorti sapranno già di cosa stiamo parlando. La proprietà intellettuale di Metal Gear appartiene a Konami la quale, che ci piaccia o meno, ha mano libera sul futuro del brand. Che si tratti di Pachinko, remake, spin-off o merchandise, i personaggi, i nomi e le ambientazioni sono nella disponibilità esclusiva della casa di sviluppo nipponica. Nel corso degli anni diversi progetti amatoriali o semiprofessionali sono stati presentati e tutti si sono scontrati col categorico Niet della software House. Non vediamo ragione per cui, nel caso ci fosse un briciolo di fondatezza nella teoria presentata, Kojima Productions dovrebbe rappresentare un'eccezione.

 


 

Inoltre va ricordato il desiderio di Hideo Kojima di smarcarsi finalmente dal brand al quale il suo nome è rimasto legato per più di un ventennio. Condizione che sì, gli è fruttata un posto nell’Olimpo dei developer ma che ha anche messo in ombra altre sue opere che meriterebbero invece maggiore considerazione (Zone of the Enders, Snatchers, Policenauts). Le avventure di Solid Snake, nelle intenzioni dell’autore, avrebbero dovuto fermarsi a Outer Heaven, ma la “gallina dalle uova d’oro” è stata sfruttata più a lungo del previsto. Anche Raiden, in MGS2, avrebbe dovuto rappresentare con il suo ultimo gesto (quando getta le dogtags) un momento di rottura.

 

Il protagonista di Sons of Liberty doveva essere un vero e proprio avatar del giocatore; il suo aspetto androgino e la possibilità di scegliere il nome visualizzato sulle medagliette erano un modo per immergerci il più possibile nel gioco. Ma solo in pochi hanno visto il suo gesto finale per ciò che era in realtà: eravamo noi che andavamo per la nostra strada, vero. Ma era anche Kojima che reclamava il suo diritto a scegliere il proprio destino, a non essere più una marionetta nelle mani dei patriots (Konami) Raiden era figlio del desiderio di Libertà.

 


 

Poi, però, arrivò Snake Eater. Un titolo esteticamente fantastico. Forse il più amato dal pubblico ma che ha rappresentato anche (so già che tirerete fuori i forconi) il canto del cigno. L’ultimo capitolo davvero degno di nota nella saga, il cui merito è quello di aver regalato a noi fans il personaggio di The Boss e di averci fatto vestire i panni di Naked Snake aka Big Boss.

 


 

Guns of the Patriots era già un capitolo stanco, sagra del fan service e fiera della vanità di Kojima. Tutto in quel gioco non faceva altro che ricordarci che era davvero la fine; uno Snake in età avanzata tenuto su solo dalla tecnologia e dalla volontà di compiere la sua ultima missione (la saga, portata su PS3 con l'unico scopo di arrivare ad una conclusione).

Old Snake rappresenta l’invecchiamento stesso del brand (Kojima, anni dopo in una intervista, dichiarerà di aver rimosso IS da Solid, lasciando solo la parola OLD. Snake era stato svuotato del suo stesso essere) La scena finale in cui viene staccata la spina a Zero può, in tal senso, essere interpretata come una metafora: staccare la spina a tutto ciò che era il passato."Everything goes back to zero". Tabula rasa, si ricomincia.

 


 

Parlare delle vicissitudini che hanno caratterizzato Metal Gear Solid V è più doveroso che utile; accompagnato dalle polemiche fin dal prologo (Ground Zeroes) in cui si rintracciavano già tutte le avvisaglie di un capitolo nato sotto una cattiva stella. Una demo venduta al prezzo di un gioco completo solo per saziare la famelica voglia dei fan di avere ancora e ancora.

Infine, The Phantom Pain; il capitolo mozzato, quello che non avrebbe dovuto esistere ma che abbiamo avuto ugualmente, quello che doveva chiudere il cerchio ma che invece ha lasciato molti più dubbi di quanti ne abbia risolti. La mancanza della Mission 51 e del Chapter 3 sono solo due delle cose sbagliate all’interno di un gioco che ha decretato la fine, stavolta per davvero. Ancora peggio, lo ha fatto in maniera sbrigativa, quasi con scazzo; Big Boss sei tu giocatore. Contento? Ora puoi lasciarmi in pace, va verso il tuo destino. Vai verso Solid Snake per chiudere il cerchio. Kojiima ha provato a dircelo. Dobbiamo finalmente accettarlo.

 


 

Cosa c'entra tutto questo con Death Stranding e con i video su Youtube? Scopritelo nella seconda parte di questo articolo, presto disponibile.

Commenti

emire -

Complimenti per l'articolo! Davvero bello. Sono completamente d'accordo con te. The phantom pain poteva tranquillamente essere evititato. Avrebbe avuto più senso un remake dei primissimi capitoli. Peccato perché come gameplay è semplicemente straordinario. Un vero e proprio simulatore stealth. Lì Kojima ha davvero raggiunto il massimo (tranne per il pugno volante... Quello proprio non riesco ad accettarlo None ) . Uno snake eater con le meccaniche e la potenza grafica di the phantom pain sarebbe stato il top per un fan. Per quanto riguarda la fan theory, non sarebbe mai possibile. Figuriamoci se Konami molla i diritti a Kojima, che a sua volta secondo me non li vorrebbe neanche regalati in quanto per la prima volta è libero di poter fare ciò che vuole libero dalle pressioni dei fan e della Konami 

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