"Non sono un profeta" Kojima intervistato da Keighley al Summer Game Fest

L'essere dietro alla serie di Metal Gear ha reso negli anni Hideo Kojima uno dei punti di riferimento del mondo videoludico: le avventure di Snake sono entrate nella storia del medium e con esse il game designer giapponese, da molti ritenuto un visionario, un profeta nel suo lavoro, molto spesso capace di rappresentare situazioni storiche verificatesi poi in futuro con largo anticipo (basti pensare a Metal Gear Solid 2 o Death Stranding). Durante un'intervista avvenuta al Summer Game Fest, in cui Kojima ha avuto modo di parlare con l'amico Geoff Keighley, l'autore di Death Stranding si è soffermato su questo aspetto, parlando brevemente di come lui non si ritenga un profeta.

 


 

"Non sono un profeta, ma se lo fossi probabilmente avrei creato un gioco che avrebbe venduto di più". Il riferimento, nel caso di Death Stranding, è chiaramente alla pandemia mondiale di coronavirus, con l'avventura di Sam Bridges che sembra davvero rappresentare un parallelismo importante in questo senso, in un mondo nel quale i corrieri svolgono un importantissimo ruolo per la distribuzione della merce.

Kojima ha invece sottolineato come, nelle prime fasi di creazione di Death Stranding, percepisse l'Europa e l'America nel mondo reale piene di segni di divisione; nonostante siamo tuttora in un'epoca in cui Internet permette di connettere tutti, un notevole individualismo si sta diffondendo in tutto il pianeta. Proprio per questo Death Stranding nasce come un'idea di allarme per ciò che sta accadendo nella società attuale già da adesso e non è una predizione di quello che potrebbe succedere in futuro.

 


 

Kojima ha continuato parlato poi della situazione di Kojima Productions, spiegando come lavorando da casa sia difficile per lui mantenere orari normali e di come allo stato attuale stia spendendo davvero molte ore a lavoro. Altri momenti dell'intervista si sono concentrati sulle nuove feature di Death Stranding su PC e sulle aggiunte relative al mondo di Half Life nel gioco, nate in maniera molto naturale dall'amicizia del game designer con Gabe Newell e dal suo rapporto stretto con Valve, studio a cui non manca di fare visita quando è nei pressi di Seattle.

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