Hideo Kojima. Lo streaming e le IA sono il futuro del gaming

A cura di Francesco Quaranta

 

Nell’articolo precedente abbiam parlato della recente intervista di Hideo Kojima ai microfoni di J-Wave (emittente radiofonica giapponese) a proposito di Death Stranding e dei progressi raggiunti fino ad ora; ebbene, intervistato dalla modella e giornalista Saya Ichikawa per il programma Trume Time and Tide, il game director non ha parlato solo della sua nuova ed attesissima IP, ma ha offerto anche spunti interessanti riguardo alcuni aspetti del medium videoludico attuale, e futuro.

 


 

In primis lo streaming, ritenuto da Kojima uno strumento fondamentale per il futuro dell’intrattenimento: “Attualmente siamo in grado di vedere film (drammi, commedie e via dicendo) attraverso l’utilizzo di piattaforme di streaming, anche ad alta risoluzione, cosa impensabile fino a poco tempo fa. Penso che i videogiochi seguiranno un percorso simile, motivo per cui la concezione stessa dell’intrattenimento cambierà del tutto nel giro di circa cinque anni. Nonostante film e videogiochi siano due media abbastanza distanti, il gap tra di loro diminuirà col tempo fino alla nascita di un nuovo medium d’intrattenimento. E voglio che questa realtà si concretizzi quanto prima. […] Il risultato finale non sarà né un film né un videogioco, poiché l’utilizzo della tecnologia porterà alla nascita di nuovi approcci e possibilità”.

 


 

L’intervista, infine, sposta l’attenzione su un altro tema delicato come quello dell’Intelligenza Artificiale: “L’intelligenza artificiale ha la grande capacità di apprendere; così mentre il mio staff è all’opera nella creazione di un videogioco, ad un certo punto anche l’IA sarà in grado di fare lo stesso. In questo modo, chiunque potrà divenire uno sviluppatore. Per esempio, se la persona A realizza una parte [in un gioco] e la persona B ne realizza un’altra, l’IA permetterà di unire le due parti, creando qualcosa di completamente nuovo”.

 

Nonostante ciò, Kojima spiega come la componente umana resti fondamentale anche in questo processo: “L’IA può imparare solo se c’è un database. Per esempio, se permetti ad un’IA di studiare e memorizzare i disegni di Leonardo Da Vinci, essa sarà in grado di realizzarne tanti, di nuovi e migliori, quanti più dati le daremo a disposizione. È impossibile per un’IA realizzare qualcosa di nuovo senza un database. D’altronde, l’essere umano può invece dar vita a un’idea o un nuovo modo di pensare anche senza l’ausilio di dati. Una volta realizzata e disseminata, quell’idea diverrà in qualche modo la banca dati di cui un’eventuale IA si servirà, per creare a sua volta qualcosa di nuovo. […] Arriverà il tempo in cui le IA, cercando di seguire le nostre orme, finiranno per essere del tutto abbandonate”.

 


 

Kojima dimostra quindi di avere le idee abbastanza chiare su come questo medium potrà evolversi negli anni a seguire. Le collaborazioni con esponenti illustri come Norman Reedus, o il premio Oscar Guillermo Del Toro, nella realizzazione di Death Stranding, sembrano quasi dimostrare le sue intenzioni di anticipare i tempi nel creare un qualcosa che vada oltre la concezione di videogioco, affacciandosi ad altri tipi di media; così come il rapporto maturato con Vogt-Roberts durante lo sviluppo del film basato su Metal Gear Solid, potrebbe rappresentare il punto di partenza verso la creazione di un nuovo modo di concepire l’intrattenimento, ovvero un universo condiviso che assume spessore tramite una fruizione transmediale del prodotto: cinema e videogioco (così come altri media) non più in semplice relazione tra loro, ma in funzione l’uno dell’altra.


Fonte: J-Wave via Kubricked's twitter


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Roberto "Otacon" Minasi
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Ha provato ad unirsi al circo all'età di 4 anni. Scartato perchè troppo qualificato si è rifugiato nei videogame passando dal SEGA Master System allo Snes al Game Boy per approdare infine al mondo PlayStation. Appassionato di MGS da quando aveva nove anni, adesso gioca a fare il giornalista con scarsi risultati. Dategli un caffè e vi solleverà il mondo.

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