SPECIALE: 30 anni di Metal Gear, il pensiero dei lettori

7 Luglio 1987, Osaka.

In una delle tante stanze della sede di Konami, un giovane programmatore appena ventitreenne guarda fuori dalla finestra. La compagnia per la quale lavora gli aveva affidato lo sviluppo di un gioco action, il primo diretto interamente da lui. Di lì a poco meno di una settimana sarebbe stato il giorno del debutto.

E' vero, l'anno prima aveva già partecipato allo sviluppo di Penguin Adventures ma si trattava di tutt'altro genere e il giovane era comunque uno dei tanti assistenti che ci avevano messo su le mani. Lo sviluppatore non potè fare a meno di dubitare, e se non fosse piaciuto? Se si fosse rivelato un flop?

Lui però aveva una fantasia un po' diversa, forse troppo influenzata dal cinema, passione che lo aveva sempre accompagnato, e aveva deciso di realizzare qualcosa di decisamente diverso, un gioco dove per vincere non era necessario far fuori i nemici ma passare il più possibile inosservati. Un gioco che rispecchiasse la "realtà" delle operazioni di spionaggio in incognito. Di lì a una settimana sarebbe uscito il primo titolo Stealth della storia: Metal Gear.

 


 

 

Tutti sappiamo cosa accadde dopo; il successo riscosso convinse i suoi capi a produrre un seguito, poi un altro, e un altro ancora...

Il primo passo della Metal Gear Saga si sarebbe compiuto il 13 Luglio 1987.

 

Noi in Italia abbiamo dovuto attendere un po' più a lungo (16 anni circa) prima di vedere questi primi passi e, forse, celebrare questo anniversario ha ben poco senso. Ma come si può ignorare il momento iniziale di un qualcosa che ha toccato profondamente questa community? Si tratta, in fondo, del compleanno dell'intera saga.

 


 

Quel giorno molti di noi non erano ancora nati. Quasi tutti abbiamo scoperto dell'esistenza di Solid Snake nel 1999, da bimbi o quasi.

Luca Casati ci racconta che: "La prima volta che giocai a Metal Gear andavo alle medie e neanche capii a che gioco avevo giocato ma mi piaceva il -non devo farmi scoprire- invece che il classico sparatutto all'impazzata."

 

Una storia iniziata fin da piccoli, quindi, come quella di Antonio Del Mondo: "Ho scoperto Metal Gear per caso. Da bambino ero solito comprare i videogames con mio padre ogni due sabati del mese. Un sabato non ci andai, e mio padre tornò a casa con Metal Gear Solid per PSX tra le mani, dicendomi: è un gioco nuovo, mi è stato consigliato dal venditore."

 

Anche Riccardo Gallo ha conosciuto la saga grazie al padre: "Mi ricordo che ero piccolo, e mio papà da buon appassionato di videogiochi, ogni mese portava a casa una rivista [...] a me interessava il CD demo [...] In quel periodo avevo 8 anni, e mio padre tornò a casa con l'ennesimo numero, dicendomi che secondo lui era uscito un gioco bellissimo, dove dovevi nasconderti anzichè sparare....a me fregava niente, io ero già pronto a giocarci [...] Piacque anche a mia mamma, che chiamò i 3 pesciolini rossi che tenevamo nella boccia sul tavolo Snake, Liquid e Otacon."

 

 

Alfonso Costabile è approdato alla saga partendo invece da MGS 2: "Fu una sera dell'inverno del 2002, mio padre tornò dal lavoro con una busta con all'interno la confezione bianco trasparente del videogioco [...] Della trama ci capii ben poco e siccome ero solo un bambino, mi feci aiutare da mio padre per certe sezioni più complicate."

 

Michael Treboldi ha visto premiata la sua ostinazione bambinesca: "Ricordo di aver cominciato la saga su ps1. Un amico di mio padre mi diede quel gioco che, nel giro di alcuni giorni, sarebbe diventato il mio preferito e anche ciò che avrebbe fatto diventare me l’appassionato di videogiochi che sono oggi.
All’inizio ero spaventato da quel gioco: ogni momento che passavo a cercare di evitare i nemici mi metteva molta ansia e anche alcune scene dei filmati mi spaventavano, portandomi a notti passate tra vari incubi. Ma questo riuscì a fermare la mia voglia di giocarlo? Certo che no"

 

Decisamente più traumatica l'esperienza di Max Di Rivia: "Era il 1999 quando ebbi tra le mani Metal Gear Solid per la prima volta. Il gioco ci fu prestato da un compagno di classe di mio fratello maggiore. All'epoca ero bambino, lo provai con mio fratello... Ed onestamente il primo impatto non fu proprio dei migliori... Senza armi né munizioni, nemici in superiorità numerica. Onestamente pensammo: diamine, che gioco di merda!" Opinione destinata successivamente a cambiare: "Era un capolavoro sotto ogni punto di vista: messa in scena, narrativa, giocabilità ed emozioni che era in grado di trasmettere."

 

Manuel Fidenzio ci ha messo un po' a carburare: "Personalmente, non ebbi un gran trattamento per Metal Gear Solid, mi ricordo bene -che brutto, non salta come Crash- via dall'alloggiamento del CD e tanti saluti. Non ho neanche superato quella....caldaia? all'inizio del gioco dove bisogna strisciare. Buffo.
Tempo dopo, ripresi quel gioco dove non si salta, guardando principalmente mio fratello giocarci, ed imparai osservando."

 

Sono trascorsi circa 12 anni dall'inizio della nostra storia, il giovane programmatore che abbiamo conosciuto all'inizio è maturato e cresciuto ed ha regalato al mondo il terzo capitolo della saga, quello che ha catturato noi e voi che leggete: Metal Gear Solid è entrato nelle nostre case tramte nostro padre, nostro fratello, un amico o un cugino. Ci ha catturati e ci ha lasciati desiderosi di vedere il seguito, seguito che sarebbe arrivato nel 2001 con Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty o, come definito da Manuel: "Un trattato di filosofia che ancora oggi, dopo 15 anni, è oggetto di discussione [...] spaccò letteralmente in due l'opinione dell'establishment."

 

Il secondo capitolo Solid ha diviso non solo l'establishment citato da Manuel, ma anche i Fan, c'è chi lo odia e chi lo ama, chi lo definisce il migliore per tematiche e meccaniche e chi invece non ha apprezzato la scelta di cambiare il protagonista principale.

Sons of Liberty avrebbe dovuto essere l'ultimo gioco della serie come era possibile evincere già da molte delle scelte operate: Raiden che con il suo aspetto androgino doveva permettere ad ogni videogiocatore di identificarsi in lui, la scelta di lanciar via la targhetta col suo nome simboleggiando la sua liberazione da un ruolo impostogli da meccanismi superiori e tanto altro ancora.

 


 

 

Molti però non erano ancora sazi ed ecco che le loro preghiere vegono esaudite nel 2003 con l'uscita di MGS 3: Snake Eater, secondo alcuni un capolavoro registico. Per la prima volta avremmo impersonato un cattivo o meglio, come accadde con Star Wars dove prima si conoscono le avventure di Luke Skywalker, così con Metal Gear Solid abbiamo gustato prima le prodezze di Solid Snake e adesso quelle di suo padre prima che diventasse Big Boss, quando era ancora conosciuto col nome di Naked Snake.

 


 

 

Alfonso ricorda bene quel periodo: "Stava uscendo quello che consacrò la serie al primo posto dei miei giochi adorati. METAL GEAR SOLID 3: SNAKE EATER, Quando uscì il trailer, ero in visibilio, era un ambiente nuovo, selvaggio e realistico sotto diversi punti di vista [...] mi impressionò talmente tanto che ero in totale fissa per il personaggio di Big Boss"

 

Manuel ci racconta un aneddoto curioso riguardante Snake Eater: "Mi fu comprato il terzo capitolo da mio padre, che si ricordava che questo gioco a me e mio fratello piaceva. Non essendo molto avvezzo con gli analogici, utilizzai d'istinto le frecce, e mi feci tutta la missione virtuosa camminando stealth a mezzo km annuo di velocità, mettendoci qualcosa come 1 ora e mezza, o forse 2. Oh, filmati esclusi. Per caso mi scivolò la mano sull'analogico sinistro, che fece schizzare il buon Snake manco si fosse incarnato in Pietro Mennea. Quanto ero idiota, ero nel pieno dell'adolescenza."

 

Il tempo scorre per tutti: mentre i giocatori crescevano, i personaggi dei Videogames che amavano invecchiavano. A questa regola non si sottrae Solid Snake che nel 2008 si ripresenta in Guns of the Patriots con il titolo di Old Snake: "Dal Solid ho sottratto la S e la I, IS, in altre parole l'essere" dichiarerà molto tempo dopo il creatore della serie. 

L'esigenza di trama però nasconde anche altri risvolti simbolici interessanti: Old Snake rappresenta l'accelerazione del ciclo vitale tecnologico, il prematuro arrivo dell'obsolescenza, vi basti pensare a quanto spesso cambiamo il nostro smartphone o le componenti del nostro pc in favore di qualcosa di più avanzato per rendervene conto. 

 


 

A Metal Gear Solid 4 abbiamo già dedicato uno speciale (lo trovi qui) ma vogliamo comunque menzionare le vostre storie.

Michael ci racconta del suo capitolo preferito: "Tutto giunge al termine. Vedere Snake invecchiato, vicino al limite, ma che vuole ancora lottare per i suoi ideali mi ha lasciato a bocca aperta. Questo è l’eroe che mi ha segnato la vita e che mi ha insegnato molte cose. Questa è la fine, la si sente e in quel momento ho sentito le lacrime scendermi dagli occhi, perché, anche se avevamo vinto, sapevo quale era il destino di Snake, il mio eroe."

 

Mentre Manuel sintetizza così: "Il finale di Metal Gear Solid 4 mi fece piangere, sentivo che stava finendo tutto, un grande viaggio iniziato tempo prima, ed in fondo, non mi interessava arrivare alla destinazione, mi stavo divertendo troppo. Pensai -Ok, è finita. Anzi no, aspetta, forse c'è qualcosa che manca o sfugge-" 

 


 

 

La sensazione di Manuel è la stessa che ha attanagliato molti fan. MGS 4 rappresenta il punto di arrivo, il finale della storia di Snake ma al puzzle mancavano ancora diversi pezzi. Fu così che l'attenzione viene deviata su Big Boss: "Se lo abbiamo amato come un eroe in Snake Eater come può esser diventato il dittatore senza scrupoli fondatore di Outer Heaven e Zanzibar Land?" Questa domanda, nei nostri cuori, esigeva delle risposte.

 

C'era stato un timido tentativo con Portable Ops nel 2006. Il primo dei due capitoli per PSP paga la sua semicanonicità e viene provato solo da una nicchia di fan più appassionati che ne apprezzano le meccaniche, la trama, la giocabilità.

 


 

 

Il secondo tentativo, fatto nel 2010 con Peace Walker cambia però le cose; la potenza di calcolo di PSP viene spremuta fino all'osso, la trama si concentra più su Big Boss, sul suo conflitto interiore che si risolve con la scelta di utilizzare finalmente il suo nome in codice, viene spiegata la nascita degli MSF e del concetto stesso di Outer Heaven e "Army without Nation". Alzi la mano chi non ha avuto la pelle d'oca ascoltando il discorso finale di BB ai suoi soldati.

 

 

Siamo quasi giunti alla fine della nostra storia. Con Metal Gear Solid V: The Phantom Pain forse conosceremo finalmente il passaggio di BB da eroe a Villain. Rispetto al 2010 trascorre un lustro, un periodo relativamente breve ma che diventa infinito quando stai attendendo qualcosa con tutto il cuore. Poi l'annuncio e infine l'uscita: il primo settembre 2015 TPP era realtà.

 


 

 

Un capitolo maturo, completamente diverso per ambientazione, gameplay (ma questo lo avevamo intuito provando Ground Zeroes nel 2013) un capitolo controverso, speculare per certi aspetti a Metal Gear Solid 2 nel finale. Dove Raiden (e con lui il videogiocatore) aveva preso coscienza di se rifiutando il suo ruolo, in TPP il titolo di Big Boss viene riconosciuto a quanti coloro hanno seguito l'evolversi della storia dall'inizio alla fine: "Grazie a te ho lasciato il mio segno [...] Io sono Big Boss e lo sei anche tu [...] dove siamo oggi, lo abbiamo costruito insieme."

 


 

 

Un finale, dicevamo, che ha lasciato l'amaro in bocca anche a chi questo gioco lo ha amato, come Luca: "È un capolavoro di marketing e il gioco in sè è incompleto. Mi spiego meglio: è un capolavoro assoluto di Gameplay, su tutti per i compagni di viaggio, lo stealth personalizzato e missioni open world e un realismo pazzesco e funzionale al modo di giocare; però è incompleto [...] Manca non un semplice finale, ma una prosecuzione perchè tanti ancora sono i punti interrogativi e ciò che vorremmo sapere su tutti i personaggi apparsi e non apparsi, i possibili collegamenti di tra i vari giochi sono davvero ancora tanti e possibili..."

 

Michael è più lapidario: "TPP non è stato quello che speravamo: troppi tagli; buchi di trama, ma alla fine io lo considero comunque un capolavoro, uno dei titoli migliori della saga. Sono riuscito a vedere oltre i difetti, lodando chi ci ha lavorato per renderlo così [...] Il finale non mi è piaciuto, ma il messaggio che c’è dietro ha lasciato qualcosa nel mio cuore di giocatore e di fan della serie."

 

Mentre Manuel ci spiega il suo punto di vista: "The Phantom Pain è la vera quadratura del cerchio. E' stato in grado di ribaltare svariate situazioni all'interno della storia del gioco, rapporti tra persone, giudizi, pensieri. Ciò mi ha fatto comprendere che non tutto è come sembra, che non bisogna dare per scontate le cose, bisogna sempre cercare di capire, di ragionare, di riflettere, insomma, di usare il cervello."

 

 

 

Nel complesso, dalla saga tutti hanno ricevuto qualcosa; chi un messaggio, chi un ricordo, chi un nuovo punto di vista sulla realtà. Come Alessandro Piccioni che in poche righe spiega: "Per me non è mai stato solo un gioco ma molto di più. Mi ha dato talmente tanti insegnamenti sul come essere, sul rispetto, sull' onore, sulla lealtà che solo una leggenda come il grande Big Boss può dare." Si può dire che i vari giochi della saga "mi hanno cambiato, mi hanno reso la persona che sono ora."

 

Gli fa eco Michael: "Questa saga è stata qualcosa di unico [...] mi ha regalato molto e non parlo solo di ore di divertimento, ma anche di piacevoli momenti passati con gli appassionati che discutevano e tiravano fuori le loro teorie su TPP e raccontavano le loro esperienze."

 

Come lui anche Manuel: "Io credo che ci sia e ci sarà sempre, come in Metal Gear così nella vita, una sfumatura, un particolare, che ci sfuggirà, e che una volta agguantato ci farà cambiare qualcosa, un nostro atteggiamento, un giudizio su un'idea, una persona. Se compresa, credo che questa saga possa insegnare tante cose."

 

Riccardo enfatizza: "Mi ha trasmesso tanto e che continua a farlo" Metal Gear è "qualcosa di vivo, di pulsante, di innovativo, di coinvolgente, educativo, fantastico."

 

Max racconta che: "Quando qualcuno mi chiede: -come mai i piace tanto Metal Gear?- Io gli rispondo che ho trovato poche altre saghe in grado di coinvolgermi così tanto."

 

Luca invece guarda ancora al futuro: "Non è ancora il momento di scrivere la fine, non è ancora arrivato un giovane Big Boss a uccidere The End."

 


 

 

Antonio ripensa alla sua infanzia: "Ho cambiato modo di vedere e affrontare un videogame. Non ho mai smesso di ringraziare mio padre da allora."

 

Personalmente potrei descrivere la saga come il primo amore, di quelli che porti dentro per sempre: mi sono innamorato del taglio cinematografico, della colonna sonora e pian piano anche della intricatissima trama, dei personaggi, della filosofia celata in quello che ancora troppo spesso viene visto come un prodotto per bambini.

 

7 Luglio 2017, Tokyo.

Il programmatore conosciuto all'inizio di questo articolo è oramai un uomo 53enne, un padre di famiglia. Nel corso di questi lunghi anni ha scalato i vertici della compagnia per la quale lavorava fino a giungere al posto di vicepresidente. Poi, poco a poco, l'amore per la creatività ha prevalso sul business. Osserva fuori dalla finestra del suo ufficio, ha fondato una compagnia tutta sua e sta già lavorando ad un nuovo progetto. Sorride, la sua creatura più importante ha fatto il suo corso ma sa che questo non gli ha impedito, né gli impedirà, di lasciare il segno.

 

30 anni (o quasi) di successi di critica e pubblico, una serie che ha fatto parlare di sè fin dal debutto avvenuto in quella lontana estate e che, col tempo, è diventata un fenomeno culturale di massa tale da ispirare romanzi, spin-off, film, tesi di laurea e tesine di maturità, citazioni in ogni ambito.

 

Una storia incredibile che, per le sue dinamiche, meriterebbe trattati di psicologia sociale dedicati; in queste righe abbiamo visto come quel videogioco sia entrato nelle nostre case tramite i nostri padri e, fatico a dubitare, che noi trasmetteremo alla generazione successiva. Una parte del nostro lascito è composto anche da queste avventure straordinarie. O come perfettamente sintetizzato da Solid Snake...

 

 

Voi che state leggendo, probabilmente la penserete allo stesso modo, è stato un lungo viaggio fino ad ora. Ciò non significa che il percorso sia finito ma solo che è ora di trovare nuove strade e, quando arriverà il momento, passeremo il Joy-Pad alla generazione successiva. 

 


 

 

Metal Gear Saga, una storia "d'amore" lunga 30 anni.

 

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Roberto "Otacon" Minasi
Avatar di Otacon

Ha provato ad unirsi al circo all'età di 4 anni. Scartato perchè troppo qualificato si è rifugiato nei videogame passando dal SEGA Master System allo Snes al Game Boy per approdare infine al mondo PlayStation. Appassionato di MGS da quando aveva nove anni, adesso gioca a fare il giornalista con scarsi risultati. Dategli un caffè e vi solleverà il mondo.

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